Due mamme è meglio di una?

Le sue parole risultano tuttavia davvero attuali.

Allo stesso modo, si sta separando la maternità biologica dalla funzione genitoriale materna, ne sono un esempio lampante le famiglie dove i genitori sono persone dello stesso sesso.

Già da tempo la ricerca scientifica ha appurato che non è il sesso e l’orientamento sessuale dei genitori a determinare una crescita sana dei figli, bensì le dinamiche relazionali, affettive, emotive, che si sviluppano all’interno della famiglia. Questi aspetti psicologici sono chiaramente indipendenti dall’orientamento di genere.

Se per alcuni esponenti della nostra politica queste famiglie sono contronatura o addirittura «non esistono», al contrario proprio queste mamme e questi papà sono scesi in piazza il 5 maggio scorso per l’International Family Equality Day, iniziativa pensata per promuovere la conoscenza e il confronto tra diversi tipi di famiglie, una sorta di contro risposta al Family Day tenutosi a Verona in difesa della famiglia cosiddetta tradizionale.

I ruoli genitoriali hanno subito enormi cambiamenti negli ultimi 50 anni: le donne non hanno più solo un aspetto esclusivamente materno, ma studiano e lavorano fuori casa, all’interno della quale, dunque, è stato necessario ridistribuire l’house keeping e il child holding e sono stati inevitabilmente coinvolti anche le “altre” metà del cielo.

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Le coppie etero hanno perso ormai il loro ruolo tradizionale perché sono cambiate le loro funzioni classiche: la figura materna si dedicava “tradizionalmente” all’accudimento, ai sentimenti e alle emozioni, la figura paterna a un ruolo normativo e, al contempo, anche ludico.

Se in numerose coppie questa suddivisione non c’è più o non è più così netta, perché facciamo ancora tanta fatica ad accettare che un bambino possa essere cresciuto da due mamme o da due papà?

Pregiudizio? Paura del diverso? Desta sconcerto tutto ciò che va al di fuori dei confini di un modello prestabilito socialmente e condiviso?

Penso davvero sia arrivato il momento di aprire gli occhi perché queste famiglie sono in mezzo a noi, tutti i giorni, solo che spesso non lo sappiamo. E proprio questa è la dimostrazione che non c’è nulla di diverso, è necessario sensibilizzare verso realtà che, piacciano o meno, esistono e purtroppo non hanno le tutele che dovrebbero perché se il pregiudizio sembra quasi vantaggioso perché ci tiene lontani da situazioni che paiono pericolose, in realtà ci impediscono di conoscere ciò che ignoriamo.

Ricordo con piacere Nadia, figlia di Stefano, gay dichiarato, la quale alla mia domanda- stupida, oggi posso ammetterlo –  “Com’è avere un papà gay?”, mi rispose semplicemente: “È avere un papà”.

Buona festa, mamm*

Ersindo

Ersindo-Nuzzo

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