19 marzo: festa? Del papà. Paterno e filiale a confronto

Gentile dottor Anfuso,

leggo il blog Légein e mi piace il modo originale con cui trattate certi argomenti.

Le scrivo in occasione della prossima festa del papà. Il mio non c’è più da molti mesi ormai. Diciamo che c’è ancora qualche traccia di lutto, ma il più è passato. Mi piace pensare però che sia ancora possibile dirgli delle “cose”. Un po’ le parole che non gli ho saputo? Potuto? dire.

Spero che trovi il tempo, tra i suoi tanti impegni, di leggerla e, se non chiedo troppo, di rispondermi.

Francesca xxxxxxx

Ciao papà,

Ci siamo, il 19 marzo si avvicina, la Festa del papà, e io come tutti gli anni, penso a cosa poterti regalare: un piccolo pensiero o forse una lettera. Certo uno scritto sarebbe come darti una parte di me, l’ideale per cercare di farti comprendere quanto ti voglio bene, ma tu sembri non capire l’amore che io provo per te e il mio infinito bisogno di sentirmi voluta bene, da te.

Ora sono grande, ma tutti gli anni con l’avvicinarsi della tua festa, con la mente vado indietro nel tempo e penso a tante cose, quelle che io, Francesca bambina, avrei voluto e che, però, tu non mi hai dato. Mi rattrista dirlo, ma tutto veniva prima di me. Ma io del tuo bene avevo una necessità infinita e tu, invece, non me ne davi e nemmeno ti accorgevi di me.

Per te l’importante era non farmi mancare nulla di materiale.

I tuoi amici, il lavoro ogni scusa era buona per non stare con me. Ricordo, oggi come fosse allora, i pranzi della domenica, tu non mi chiedevi cosa accadeva nella mia vita e io ti guardavo come un’innamorata cercando il tuo consenso in ogni gesto e immaginando i tuoi abbracci.

Purtroppo tutto vano. Infatti, bastava una telefonata di qualche amico che di colpo mangiare con noi ti stava stretto, uscivi di corsa. E io? Hai fatto di tutto per non farti amare, per non farti rispettare. E alla fine lo stacco è stato inevitabile: dalla mia vita io ti ho escluso.

Tu non c’eri, mai. Per non parlare di quando sono cresciuta, l’unica cosa che sapevi dirmi non è come stai, ma non fare tardi e non mi piacciono gli amici con cui esci.

Ma come fare per essere vista da te e farmi amare?

Sono passati molti anni da allora. E io sono ancora qui a scriverti: Auguri papà oggi è la tua festa, non la mia.

RISPOSTA

Ho ricevuto questa mail a cui voglio rispondere anche se per me non è facile.

E per due motivi: sono padre e sento profondamente la difficoltà del difficile equilibrio tra stare vicino ai figli, sostenere, amare e non invadere. Inoltre sono figlio e sento tutta la tua fatica ad andare oltre il risentimento, il rancore, la rivendicazione. Questo mi ricorda la cura e impegno necessario per liberarsi da questi sentimenti e trovare la serenità di chi coglie le due verità che sono ognuna in ciascuna delle due parti in relazione.

Francesca, il punto finale della tua lettera è quello centrale: se una persona non riceve non sa come poter dare. Tuo papà ti ha voluto bene a suo modo, come sapeva fare. Il voler bene a volte si trasforma in qualcosa di concreto, ovvero non far mancare il sostegno economico e materiale ai figli. Poterli far studiare in modo da preparargli una vita meno difficile di quella, magari, vissuta proprio dal padre.

Detto questo, essere papà è un compito difficile, che non viene insegnato a scuola. Spesso sento dire dagli uomini: ma sarò in grado di fare il padre? Riuscirò a farmi voler bene da mio figlio/a? Qui si trova la grande spaccatura tra passato e presente. Un passato che è frutto del trapassato e della società di allora e il presente figlio del passato più recente e di riflesso dei pensieri di questo tempo.

É indiscutibile che la figura del padre sia mutata negli anni così come si è evoluta la società. Il padre del passato era distaccato, quello di oggi è molto più fragile ed è spesso portatore di ciò che non ha ricevuto: l’amore del proprio padre. Una condizione di insicurezza davanti ai sentimenti del figlio o figlia. Ed è questa paura che genera proprio ciò che vorremmo evitare.

Si può rompere la catena della pesante eredità emotiva familiare: con la psicoterapia.

In bocca al lupo a tutte le figlie in attesa di un papà.

Sandro

Sandro_Anfuso

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