PERFETTI O PERFETTIBILI?

L’essere perfetti è un pregio o un difetto? E ancora, il perfezionismo ci aiuta o rovina la vita? 
La risposta non lascia spazio a interpretazioni: la perfezione è un difetto. Sì, avete letto bene: un difetto.

A sostenerlo è uno studio pubblicato di recente su ‘Psychological Bulletin’ dell’Associazione Americana di Psicologia, dove sono stati misurati tre tipi di perfezionismo, quello orientato verso sè stessi, quello relativo alla percezione di aspettative sproporzionate da parte degli altri, e quello orientato verso l’altro, ovvero l’avere standard non realistici su altre persone.
I dati che emergono sono significativi e anche un po’ allarmanti: il perfezionismo è aumentato del 33% tra i giovani.
Anche il ‘The Guardian’, nella sezione dedicata alla cura del sé, dove viene riportato lo studio, sottolinea con forza che il raggiungimento ossessivo della perfezione è un difetto.

Nella nostra epoca, quella nella quale l’alternativa alla perfezione è la miseria, intesa – erroneamente – della persona, ci sono ancora individui che la difendono interpretando ‘il modo di essere’ come un impegno continuo a migliorarsi. Un concetto che implica l’idea che, al di fuori del meglio, ci sia solo il fallimento: sintesi ideale che porta all’insoddisfazione continua e costante, a volte, un ostacolo ai propri obiettivi. Non essere perfetti è un pregio, non una catastrofe.
A proposito, se avete già superato i 40 anni il vostro corpo così come la vostra mente sono in regresso.
Rassegnatevi: state migliorando.
Oppure no?

Ersindo

 

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